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La Storia

Campigliano è una piccola frazione del Comune di San Cipriano Picentino, in provincia di Salerno. Il suo nome risulta per la prima volta in un documento del 927 D.C., ritrovato nell’Archivio della SS. Trinità di Cava de’Tirreni. Diverse sono le ipotesi relative all’origine del nome: secondo alcuni, la denominazione sarebbe latina, e definirebbe la zona come “Campi Sillani”, con riferimento ad una battaglia (o ad un accampamento) del generale romano Silla durante le cosiddette “Guerre sociali” (I secolo A.C.). Stessa etimologia per la vicina località di Siglia. Un’altra ipotesi, invece, sempre di origine latina, vedrebbe la parola “Campigliano” come fusione di due termini, e starebbe a significare “luogo di proprietà di Campilius”. Un’etimologia, quest’ultima, che risalirebbe al II - IV secolo D.C., spesso utilizzata all’epoca, e di cui è rimasta traccia nei tanti luoghi che mantengono uguale desinenza in questa zona (basti pensare a Prepezzano, Pezzano, Capezzano,Pugliano, Brignano, Capitignano, giusto per citarne alcuni). L’intero centro di Campigliano, insieme al resto della valle picentina, era parte dell’antichissima città di Picenthia, citata tra gli altri da Plinio il Vecchio e Strabone. Il piccolo centro abitato è sovrastato dall’altura denominata Montevetrano, sulla cui sommità si erge l’antico Castello. La costruzione di questa struttura si deve far risalire, con molta probabilità, intorno al IX secolo D.C., quando le popolazioni locali si unirono per difendersi dagli attacchi saraceni, ed i signori locali costruirono mura e castelli per poter proteggere la popolazione dei borghi. Cenni storici del castello e del cento abitato si hanno anche nel XIII secolo e, più recentemente, nel 1867, quando sul Castello di Montevetrano il Governo Italiano stabilì una stazione dei carabinieri per poter combattere i briganti che agivano nel territorio sottostante. La zona sottostante ebbe anche un ruolo nella Seconda Guerra Mondiale: nel 1943, infatti, nelle immediate vicinanze (a Siglia) la V Armata del Generale Mark Clark installò una “testa di ponte” Anglo Americana. 

A cavallo tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta del ventesimo secolo, il nucleo abitativo, ristretto nei decenni precedenti a poche case (in prevalenza abitazioni coloniche di agricoltori e allevatori) aveva cominciato ad espandersi, con nuovi fabbricati sorti nelle immediate vicinanze della strada provinciale. Anche se ancora in germe, il nuovo centro abitato cominciava già a dimostrare quello che sarebbe potuto diventare in un futuro non molto lontano. Posto in un territorio pianeggiante, a poca

distanza dal fiume Picentino e sulla strada che collegava i maggiori centri abitati dei Picentini alla zona costiera ed al Capoluogo, Campigliano era ritenuto un centro in espansione. Lo sviluppo era confermato anche dall’arrivo di nuovi nuclei familiari, e dalla decisione di aprire una sede della scuola elementare (già negli anni Cinquanta
localizzata a Palazzo Barra) e di spostarla in una zona più centrale del paese. Anche la piccola frazione di Campigliano, però, come l’intera provincia di Salerno, ed in generale la Campania ed il Mezzogiorno, furono sconvolte, proprio a cavallo dei due decenni, da un avvenimento che da allora sarebbe diventato uno degli spartiacque della nostra storia locale. Il 23 novembre del 1980 la terra tremò. Il terremoto dell’Irpinia, uno dei più violenti che abbiano mai colpito la nostra penisola, portò con sé morte e distruzione, lasciando, dopo il suo passaggio, solo macerie ed interi territori da ricostruire. Il fervore della ricostruzione coinvolse tutta la provincia di Salerno, ed i comuni colpiti dal sisma. Per arginare e risolvere i problemi post sisma dell’Italia Meridionale si mobilitarono uomini e mezzi da ogni parte d’Europa, e nuovi centri abitati soppiantarono quelli sepolti dalle macerie. In questo generale clima di ritorno alla normalità, le nuove esigenze della piccola comunità non tardarono a farsi sentire: tra queste, assumeva sempre maggiore importanza quella di erigere un luogo di culto. Inserita nel territorio parrocchiale di Filetta, Campigliano non aveva infatti una propria chiesa. Le uniche funzioni religiose in loco, fino alla seconda metà dei Settanta, si svolgevano in maniera saltuaria, e per occasioni importanti, in alcune delle case coloniche appartenenti alle famiglie della zona. Tra queste Palazzo Naddeo (nell’androne dell’abitazione la Messa domenicale verrà celebrata per quattro anni, dal 1977 al 1981), Palazzo Barra, ed altre. Proprio a Palazzo Naddeo, per la prima volta, si riesce a portare a Campigliano la celebrazione stabile della Messa festiva la domenica mattina. Siamo nel 1977.

Nell’androne dell’abitazione della famiglia Naddeo la Messa domenicale verrà celebrata quindi per quattro anni, dal 1977 al 1981. Solo in un secondo momento, con l’aumento della popolazione, si ritenne opportuno prevedere uno spazio per la celebrazione domenicale, identificato con i locali della scuola elementare, situati in un primo
momento a Palazzo Tisi, nell’allora via Campigliano (oggi via Cav. Antonio Amato), ed in seguito nella saletta comunale del palazzo di fronte (sede al giorno d’oggi di un’agenzia immobiliare).

L’allora parroco di Filetta, Don Raffaele Marrone, a Sua Ecc.za Rev.ma monsignor Guerino Grimaldi, Arcivescovo di Salerno, in una lettera del 1979. Scrivendo al suo Vescovo per chiedere di riunire di nuovo la processione del Corpus Domini per le due parrocchie di Filetta e Pezzano in un solo appuntamento pomeridiano, il sacerdote pone tra i motivi di questa scelta anche la necessità di svolgere la processione mattutina a Campigliano, ormai “parrocchia nella parrocchia”. La soluzione trovata, però, era (e non poteva essere altrimenti) solo temporanea: gli abitanti della frazione avvertivano sempre maggiormente il bisogno di una chiesa. Proprio gli argomenti appena citati spinsero quindi per la prima volta il Vicario Generale dell’epoca, Mons. Italo D’Elia, a scrivere, nella metà di luglio dell’anno 1981, una lettera dalla Curia Arcivescovile di Salerno al Comune di San Cipriano Picentino, richiedendo l’interessamento dell’amministrazione affinché un terreno venisse destinato alla costruzione di una chiesa per la giovane comunità campiglianese. A suggerire questa lettera al Vicario, ancora una volta, don Raffaele Marrone, che avrà un ruolo molto importante nella costruzione della chiesa prima, e nell’erezione canonica della parrocchia. 

La prima esigenza, quindi, fu di carattere prettamente logistico, più che comunitario. Il centro in espansione non aveva un luogo adeguato per le funzioni e il Vicario Generale, a nome del Vescovo, chiedeva di destinare un’area per la costruzione di una chiesa. L’idea di istituire una parrocchia, indipendente da Filetta, era ancora lontana. La prima comunicazione indirizzata dal Vicario Generale al sindaco di San Cipriano fu seguita da altre comunicazioni tra i due, sia cartacee che telefoniche. Poco meno di due mesi dopo, ai primi di settembre dell’81, Monsignor D’Elia scrisse nuovamente al sindaco di San Cipriano, all’epoca Francesco Palamone. In questa seconda missiva,
venivano comunicate le dimensioni del box che la Curia pensava di installare a Campigliano per rispondere all’esigenza della comunità, informando quindi il primo cittadino dell’estensione che avrebbe dovuto avere il terreno scelto. Neanche venti giorni dopo, il 21 settembre del 1981, il consiglio comunale di San Cipriano Picentino si riunì in assemblea straordinaria e decise, con la delibera di Giunta numero 3, di individuare un’area per la nascente chiesa di Campigliano. La soluzione per la scelta del luogo fu trovata grazie ad uno degli  abitanti della frazione, Alfredo Barra, che donò il terreno sul quale erigere la struttura. Il 29 ottobre del 1984, quindi, il consiglio comunale di San Cipriano Picentino deliberò il proprio assenso alla cessione in proprietà, ed a titolo gratuito, del suolo del signor Barra.

Una volta ottenuto l’appoggio del Comune per l’individuazione del luogo, però, occorrevano i fondi per comperare e far installare la struttura. Fu per questo motivo che, tra gli abitanti di Campigliano, nacque l’idea di creare un “Comitato Pro - Cappella di Campigliano”. Obiettivo dell’associazione di persone, raccogliere fondi per l’acquisto di una struttura prefabbricata da utilizzare come chiesa. A darne notizia al sindaco Palamone, in una lettera, è ancora una volta don Raffaele, che chiede al primo cittadino di entrare a far parte dell’associazione. Il comitato “Pro - Cappella” è inizialmente composto da cinque persone. Ne fanno parte l’allora vice sindaco di San Cipriano Picentino, Gerardo Alfani (originario proprio della frazione ed abitante nella vicina località di Montevetrano), Alfredo Barra (lo stesso che ha donato il terreno), Antonio Di Giacomo,
Carmine Melella, Antonio Sica. L’opera, pur meritoria, del comitato, non bastò però per raccogliere il denaro necessario per la struttura. La situazione di difficoltà viene ancora una volta presa in carico da don Raffaele, che scrive (la missiva non è datata, ma il periodo di riferimento dovrebbe essere il 1984) un’accorata lettera al parroco della
chiesa di San Remigius, nella cittadina tedesca di Borken, chiedendo aiuto per la realizzazione dell’opera. Perché don Raffaele si rivolge al parroco di una chiesa tedesca? La risposta è semplice. Dopo il sisma del 1980, infatti, era stata la Croce Rossa tedesca, insieme ai volontari, ad installare due prefabbricati nel territorio comunale di San
Cipriano: in un primo momento il poliambulatorio di Filetta, ed in seguito la scuola elementare di Campigliano. Le due strutture erano state offerte dalla Croce Rossa nell’ambito del piano di aiuti per i terremotati di Basilicata e Campania, ed i volontari tedeschi, nel periodo di permanenza nel comune di San Cipriano, avevano espresso la volontà di tornare per aiutare la popolazione ad installare anche una nuova struttura prefabbricata, che potesse svolgere la funzione di chiesa per la frazione di Campigliano.

L’aiuto della comunità tedesca, insieme con il contributo offerto dalla popolazione locale, rende finalmente possibile la realizzazione dell’obiettivo. L’anno cruciale è il 1984. In una seconda missiva, del 27 marzo 1984, uno dei responsabili della Croce Rossa tedesca, l’ingegnere Stefan Franz, comunica la disponibilità dei volontari a giungere in Italia nel mese di luglio per procedere al montaggio del prefabbricato, chiedendo al Comune di far trovare pronto il basamento per l’installazione.

Sul finire di luglio, quindi, il prefabbricato e la squadra di volontari tedesca delegata al montaggio arrivano a Campigliano. I lavori dovettero procedere in maniera celere, visto che dopo poco più di un mese dall’arrivo del materiale, l’8 settembre 1984, il sindaco Palamone comunica alla Direzione della Circoscrizione doganale di Salerno, e per conoscenza al Ministero per la Protezione Civile ed alla Prefettura, l’avvenuta installazione della struttura prefabbricata.

Pochi mesi dopo, tutto è pronto per la solenne inaugurazione della struttura, che avviene alla presenza dell’Arcivescovo di Salerno, Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Guerino Grimaldi, il 14 luglio 1985. L’intera comunità campiglianese si riunisce nel cortile della nuova costruzione per accogliere l’alto prelato che arriva dal capoluogo per benedire la nuova chiesa ed impartire il sacramento della Cresima ad alcuni giovani della  zona. Purtroppo, ai festeggiamenti non prende parte uno dei cinque fondatori e componenti del comitato “Pro Cappella di Campigliano”, Antonio Sica, venuto improvvisamente a mancare poco tempo prima della cerimonia. Anche se con una punta di tristezza, quindi, la comunità è pronta a festeggiare «la grande soddisfazione per questo avvenimento, che corona l’impegno e lo sforzo dei cittadini tutti», come lo stesso don Raffaele afferma, commosso, nel suo discorso a Monsignor Grimaldi. Le sue parole, nel giorno tanto atteso, testimoniano meglio di ogni altra cosa le peregrinazioni effettuate fino ad allora, e la gioia per il traguardo finalmente raggiunto. 

Le parole di don Raffaele non cadono nel vuoto: dopo l’inaugurazione della struttura, il 14 luglio 1985, viene infatti avviato anche l’iter canonico per riconoscere a Campigliano lo status di parrocchiaautonoma. Sarà necessario un anno per concludere il percorso previsto ma, il 7 luglio del 1986, tutto è pronto. Con il decreto 384/86 dell’Arcivescovo
Metropolita di Salerno - Campagna - Acerno, Mons. Grimaldi, viene ufficialmente eretta canonicamente la parrocchia di San Francesco d’Assisi in Campigliano. Dopo il riconoscimento religioso, arriva anche quello civile, attraverso il Decreto del Ministero degli Interni del 29 novembre 1986, pubblicato sul supplemento straordinario della
Gazzetta Ufficiale n.16 del 21 gennaio 1987.

A meno di un anno dall’inaugurazione della chiesa, dunque, Campigliano ha anche la sua parrocchia, dedicata al poverello di Assisi, patrono d’Italia.

Gli amministratori e i Parroci che si sono susseguiti in questi anni:

  • Don Raffaele Marrone (Parroco di Filetta) Amministratore parrocchiale dal Luglio 1986 al Luglio 1987
  • Don Lorenzo Gallo (Parroco di Fuorni) (coadiuvato da don Paolo Castaldi e da don Salvatore Castello) Amministratore parrocchiale dal Settembre 1987 al Marzo 1989
  • Don Michele Alfano Amministratore parrocchiale dal Marzo 1989 al Settembre 1989
  • Don Saverio Della Mura (Parroco di Torre Angellara) Amministratore parrocchiale dall’Ottobre 1989 all’Agosto 2002
  • Don Giuseppe Coccorullo Primo Parroco dal Settembre 2002 all’Ottobre 2006
  • Don Ugo De Rosa In qualità di parroco di Filetta Pezzano, guida la parrocchia dall’Agosto al Settembre del 2002 e dall’Ottobre 2006 al Marzo 2007
  • Don Flavio Manzo  Parroco dal Marzo 2007 a...